Quando i Fiori Puzzano

Con l’inizio della primavera le piante ci sorprendono con un’esplosiva fioritura di colori e profumi. A volte ce ne dimentichiamo, ma i bouquet che la natura ci offre in questa stagione non sono dedicati al piacere del nostro olfatto, ma sono progettati per attirare gli animali che trasportano il polline da un fiore all’altro, fattorini che rendono possibile la riproduzione sessuale delle piante.
A prova del fatto che gli odori dei fiori non sono rivolti al nostro diletto, troviamo un eterogeneo gruppo di piante che producono quelli che vengono chiamati carrion flowers, o fiori cadavere. Come si può intuire, queste piante non si distinguono per i delicati aromi sprigionati dai loro fiori, ma piuttosto per la terribile puzza che ricorda quella delle carcasse o, se va bene, del letame. Quello che su di noi ha un affetto nauseante, è invece attraente per quegli insetti che sono soliti deporre le proprie uova sul corpo di animali morti, nel letame o nel materiale organico in decomposizione, e che sono per questo chiamati necrofagi, coprofagi o saprofagi. Tra questi ci sono molte specie di mosche e coleotteri che cercano questi materiali maleodoranti per assicurare nutrimento alla propria progenie dopo la schiusa delle uova.
Le piante hanno saputo intercettare questo istinto, e hanno evoluto la capacità di disperdere nell’aria combinazioni di sostanze organiche volatili che imitano alla perfezione i materiali in putrefazione per attrarre gli insetti in maniera irresistibile. Le mosche finiscono così per favorire la diffusione dei geni delle piante anziché i propri.

La vera star tra le piante appartenenti a questa categoria è stata descritta per la prima volta nel 1878 con un articolo del Bullettino della Reale Società Toscana di Orticultura che titolava: “Una pianta meravigliosa”. Quell’anno il naturalista fiorentino Odoardo Baccari aveva scoperto nelle foreste di Sumatra la pianta con il fiore più grande che si fosse mai visto: l’aro titano, o Amorphophallus titanum. Il nome latino deriva dalla forma dell’enorme spadice centrale che non è dissimile da quello di fiori come le calle, ma che può allungarsi fino a raggiungere i tre metri di altezza. Ogni orto botanico che si rispetti possiede almeno un esemplare di questa specie e l’odorosa fioritura che avviene ogni 7-10 anni attira regolarmente centinaia di visitatori e l’attenzione dei media. Quando ho visitato i Kew Gardens di Londra l’aro non era fiorito, ma ho potuto osservare che la pianta, che se non è in fiore sembra un albero, è in realtà formata da un’unica gigantesca foglia.

aro titano fiori
Amorphophallus titanum

Oggi sappiamo che il primato per fiore più grande del mondo non spetta all’aro. Questo non è dovuto alla scoperta di un fiore ancora più grande, ma al fatto che lo spadice dell’aro è tecnicamente considerata un’infiorescenza formata da centinaia di fiori minuti. Se cerchiamo la pianta che produce un fiore che anche i botanici possano considerare il più grande del mondo, non dobbiamo nemmeno uscire dal gruppo delle piante cadavere. La Rafflesia arnoldii, una specie a rischio di estinzione che cresce solo nelle foreste primarie di Sumatra e del Borneo, fa fiori che possono raggiungere un metro di diametro. Non ha tronco né foglie e non produce clorofilla perché è una pianta parassita che per sopravvivere ruba i nutrienti attraverso le radici della pianta che la ospita.

Rafflesia arnoldii fiori
Rafflesia arnoldii

Oltre a questi giganti, c’è un grande numero di specie che si ricordano per gli odori che emanano. Le piante del genere Aristolochia, di cui diverse specie crescono anche in Italia, attraggono le mosche e le conducono verso il centro dei propri fiori, fino all’interno di una sacca dove vengono intrappolate grazie alla presenza di numerosi peli. Gli insetti vengono liberati solo quando hanno portato a termine l’impollinazione. La Stapelia lepida fa un bellissimo fiore a stella ed è la specie giusta da fare crescere in casa o sul balcone se volete attirare le mosche. L’Helicodiceros, anche chiamato gigaro mangiamosche, è nativo della Sardegna e della Corsica e appartiene alla stessa famiglia dell’aro. Con questo condivide una capacità unica nel regno vegetale, cioè quella di produrre calore tramite termogenesi. Con una modifica del processo di respirazione cellulare i fiori sono in grado di dissipare energia sotto forma di calore e raggiungere una temperatura anche dieci gradi più alta rispetto all’aria circostante. Questo favorisce lo spostamento verso l’alto delle sostanze fetide emesse dai fiori e la loro diffusione in un’area più ampia.

Aristolochia galeata fiori
Aristolochia galeata
stapelia lutea fiori
Stapelia lutea
Hilicodicerus fiori
Helicodicerus

Oltre alla capacità di produrre e disperdere sostanze puzzolenti contenenti zolfo, una caratteristica che accomuna queste piante è la loro colorazione rossastra che rende più credibile il loro tentativo di imitare la carne in decomposizione. L’inganno sembra funzionare molto bene, tanto che le mosche non si limitano a visitare i fiori ma a volte vi depongono inutilmente le uova. Visto che gli insetti non traggono nessun vantaggio da questa relazione mentre le piante necessitano delle mosche per la riproduzione, si è instaurata tra le due parti una condizione di equilibrio, che consente l’esistenza delle piante a patto che la loro “disonestà” non sia eccessiva. Per questo le piante cadavere sono di solito molto rare e vivono in ambienti caldi e tropicali in cui gli insetti abbondano.

Le piante cadavere sono uno straordinario esempio di evoluzione convergente perché questo insieme di caratteristiche, tutte ugualmente necessarie perché la strategia abbia successo, sono comparse più volte in maniera indipendente in diversi gruppi di vegetali non imparentati tra loro.


Fonti e letture:ResearchBlogging.org
– Jürgens, A., Wee, S., Shuttleworth, A., & Johnson, S. (2013). Chemical mimicry of insect oviposition sites: a global analysis of convergence in angiosperms Ecology Letters, 16 (9), 1157-1167
– Barthlott, W., Szarzynski, J., Vlek, P., Lobin, W., & Korotkova, N. (2009) A torch in the rain forest: thermogenesis of the Titan arum. Plant Biology, 11(4), 499-505.
– Livescience, Smelly Situation: Why Some Flowers Reek, 2013
– Wayne’s Word, Not All Flowers Smell As Sweet As A Rose, 2013
Uomini che amano le piante, Quando il picciolo di una foglia può essere scambiato per un tronco. Stefano Mancuso, 2014

Foto:
CopertinaStapelia hirsuta – CC BY-NC 2.0Amorphophallus titanum – CC BY 3.0Rafflesia arnoldii – CC BY-NC-ND 2.0Aristolochia galeata – CC BY 2.0, Stapelia lutea di Alice Breda, Helicodicerus – CC BY-NC-ND 2.0

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