Strategie Verdi: Tenere o Perdere le Foglie d’Inverno?

Qualche settimana fa abbiamo parlato del giallo, del rosso e dell’arancione che colorano le foglie nei mesi autunnali e ne anticipano l’imminente caduta. Il post Colori d’autunno ha incuriosito un lettore che ha posto una domanda interessante: Come mai alcune piante perdono le foglie in inverno e altre no?

Quelle che le perdono – le decidue

La perdita delle foglie è una strategia adottata da molte specie vegetali per meglio sopravvivere alla stagione fredda, una scelta che è il risultato di un’attenta analisi di costi e benefici passata al vaglio di milioni di anni di selezione naturale. Avere le foglie consente alle piante di fare la fotosintesi, e quindi usare l’energia del sole per produrre zuccheri. La manutenzione delle foglie ha però un costo importante nei bilanci delle piante, sia perchè si consumano energia e nutrienti per mantenere l’efficienza dell’apparato fotosintetico, sia perchè si perdono grandi quantità di acqua con la traspirazione delle foglie. Vale la pena pagare questo prezzo solo quando il sole e l’acqua abbondanti consentono di produrre più di quanto si consuma.

D’inverno la luce è poca e la fotosintesi va a rilento. Quando fa freddo c’è anche poca acqua, perchè quella nel terreno congela. In più, il freddo danneggia le foglie, che come se non bastasse sono prese di mira dagli animali erbivori che nei periodi di magra fiscono per raccogliersi sulle foglie dei pochi alberi che non le perdono.  In queste condizioni, i costi di mantenimento aumentano e i guadagni energetici della fotosintesi non bastano a portare il bilancio in positivo. Alle piante decidue non conviene più mantenere le foglie, e se ne liberano.

Quelle che non le perdono – le sempreverdi

Le piante di questo tipo hanno scelto sistema diverso: sostituiscono regolarmente le foglie durante tutto l’anno. Ma perché le sempreverdi hanno adottato questa strategia in condizioni climatiche in cui l’approccio delle decidue funziona benissimo? Perdere tutte le foglie prima dell’inverno e produrre l’intera chioma alla primavera successiva richiede una grande quantità di nutrienti. In molte zone però i nutrienti nel terreno scarseggiano, e in queste condizioni chi trova un modo per sfuttare al meglio quelli disponibili si trova in una posizione di vantaggio. Le piante sempreverdi lo fanno risparmiando sul ricambio del fogliame, e mantengono le foglie sui rami per periodi molto lunghi, anche di diversi anni.

Conifere sempreverdi
Le conifere hanno foglie aghiformi che riducono la superficie esposta al freddo. Possono contenere sostanze anti-gelo e sono ricoperte da cere che prevengono la perdita d’acqua. Foto Liz West, CC BY 2.0

Le sempreverdi più emblematiche delle nostre latitudini sono quelle che fanno parte del gruppo delle conifere, tra cui pini, abeti, cipressi, tassi e ginepri. Per evitare di dover buttare via tutte le foglie durante l’inverno e limitare la perdita di nutrienti, le piante di questo gruppo hanno evoluto particolari adattamenti che consentono al fogliame di resistere al freddo. Le loro foglie sono aghiformi o a scaglie, piccole, coriacee, e ricoperte da speciali cere che riducono al minimo la dispersione d’acqua e conferiscono resistenza al gelo, alla neve e agli animali.

Le piante sempreverdi non si incontrano solo dove gli inverni sono freddi. Nelle zone tropicali non si pone il problema del gelo e della scarsità di acqua, ma la disponibilità di nutrienti può essere limitata dalle piogge frequenti e abbondanti che dilavano il terreno. In queste condizioni, alle sempreverdi delle foreste pluviali conviene mantenere le foglie verdi e attive tutto l’anno.

Anche nei climi più temperati i nutrienti possono mancare, per esempio in terreni accidentati, rocciosi, aridi o acidi. Qui cresceranno sempreverdi a foglia larga come il rododendro alpino e specie della macchia mediterranea come l’ulivo, il mirto e l’alloro, le cui foglie sono protette da spesse cuticole e speciali pelurie che rispondono alla necessità di mantenere il fogliame durante l’inverno.

Rododendro sempreverdi rhododendron hirsutum
Alcune specie di rododendro sono sempreverdi e adatte a crescere in terreni caratterizzati da valori di pH estremi, molto acidi o molto alcalini, che limitano la disponibilità di nutrienti. Rhododendron hirsutum (fotografato durante la fioritura estiva sulle Alpi) cresce su terreni calcarei alcalini; il cugino Rhododendron ferrugineum, invece, è specializzato per sopravvivere in suoli particolarmente acidi. Foto di Alice Breda

Fonti:
– Striebi, S. (2013) Comparing Conifers and Deciduous Trees, Washington Native Plant Society blog
– Aerts, R. (1995) The advantages of being evergreen. Trends in Ecology & Evolution, 10(10), 402-407. DOI: 10.1016/S0169-5347(00)89156-9

Copertina: Dave Morris, CC BY-NC-SA 2.0

Potrebbe interessarti anche...

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *