Come le patate hanno cambiato il mondo

Irlanda, metà diciannovesimo secolo. Da poco il paese era entrato a far parte del Regno Unito, ma le tensioni politiche e religiose non erano ancora risolte. L’Irlanda era ancora rurale, la rivoluzione industriale tardava a decollare, e l’Inghilterra vedeva in questo paese una fonte di prodotti agricoli e di capitale. La maggior parte della popolazione viveva di un’agricoltura di sussistenza e coltivava piccoli appezzamenti di terreno affittati a grandi proprietari inglesi. Si coltivavano principalmente patate, che insieme a un po’ di latte e burro costituivano la dieta di milioni di persone. La povertà era dilagante, ma non era niente se paragonata a quella che gli irlandesi avrebbero dovuto sopportare pochi anni più tardi quando un agente invisibile avrebbe distrutto il loro raccolto e causato The Great Famine, la grande carestia irlandese che ha segnato la storia di due continenti.

Le origini e la “scoperta”

La patata ha avuto origine in Sud America, nella zona compresa tra il Perù e la Bolivia. Lì, dove è coltivata da millenni, è stata la principale fonte alimentare della civiltà Inca. Le patate si essiccavano e si conservavano per mesi, e ogni fase della loro crescita era considerata un momento solenne.
Quando gli spagnoli raggiunsero queste aree per sfruttare i giacimenti di minerali preziosi, tardarono a comprendere il valore del tubero che avevano scoperto. Lo utilizzavano soprattutto per nutrire gli uomini durante le lunghe traversate oceaniche, ma finirono per portarne qualche esemplare in madrepatria. Insieme al mais e al pomodoro, la patata è stata una delle prime piante a prendere parte allo “scambio colombiano” tra il Nuovo e il Vecchio Mondo.

L’arrivo in Europa

L’accoglienza in Europa fu piuttosto tiepida. La diffidenza verso il tubero era dovuta sia alla sua provenienza da una civiltà considerata inferiore, sia alla sua natura sotterranea, sporca e maligna secondo la superstizione. Il sospetto nei confronti della patata è da attribuire anche alla sua somiglianza con altre piante della famiglia delle Solanacee di cui erano note le proprietà tossiche. Tra queste, la belladonna, lo stramonio e la mandragola, che contengono alcaloidi psicoattivi potenzialmente letali. La patata stessa ne produce uno, la solanina, e lo accumula nelle parti verdi della pianta. Occasionali eventi di intossicazione avrebbero potuto contribuire alla cattiva reputazione del nuovo ortaggio.
Nonostante la ritrosia iniziale, nel giro di qualche decennio la patata riuscì lentamente a diffondersi dalla Spagna ai paesi vicini, e all’inizio del 1600 si trovava in quasi tutta l’Europa occidentale. Il suo utilizzo in cucina era ancora l’eccezione più che la regola; i ricchi la coltivavano nei propri giardini come novità esotica, mentre i poveri la utilizzavano soprattutto come mangime per gli animali.

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Fiori e frutti di patata. Fonti: Wikimedia Commons – CC0, Wikimedia CommonsCC BY-SA 2.5

Furono le classi superiori a rendersi per prime conto delle straordinarie proprietà di questa pianta: in Inghilterra, la Royal Society raccomandò al governo e alla nazione la coltivazione della patata e il Times uscì con editoriali e ricette che ne incoraggiavano l’uso alimentare; in Francia, la regina Maria Antonietta si presentò a un ballo con il capo decorato da fiori di patata, mentre l’agronomo farmacista Antoine-Augustin Parmentier, sopravvissuto alla morte per inedia durante la Guerra dei sette anni grazie alla poche patate che i suoi carcerieri gli davano da mangiare, dedicò a questo tubero la sua vita e i suoi studi. Nel 1774 pubblicò l’Examen chymique des pommes de terres, in cui ne evidenziò l’eccezionale valore nutrizionale.
Le patate non erano solo ricche di amido, ma contenevano anche sali minerali e vitamine; sottoterra, erano protette dai saccheggi e producevano tre le due e le quattro volte volte più calorie per ettaro rispetto al grano.

La nascita di una passione

La popolarità delle patate esplose con l’inizio del diciannovesimo secolo. Nello stesso periodo, in Inghilterra, ci fu un grande aumento demografico. Non è chiaro se le patate siano state la causa primaria o l’effetto di questo aumento, ma il loro consumo si adattò benissimo a una società industriale in cui il tempo a disposizione per cucinare era sempre meno. In più, le proprietà nutritive delle patate aiutarono a mitigare gli effetti di malattie come lo scorbuto, la tubercolosi e il morbillo e contribuirono a ridurre il tasso di mortalità e aumentare quello di natalità. Ovunque le patate arrivarono la popolazione crebbe. L’alta resa e la facilità di preparazione si unirono alla nascita di una vera e propria passione per le patate, dimostrata dalla crescente popolarità del tubero nei libri di ricette del tempo. Già dagli inizi dell’800, i coni di carta riempiti di di fish & chips erano diventati una caratteristica onnipresente della vita cittadina britannica.

La Grande Carestia Irlandese – an Gorta Mór

Ma torniamo in Irlanda. Anche qui la popolazione era raddoppiata nella prima metà del 1800 e la miseria, la scarsità di cibo e le condizioni climatiche adatte fecero sì che le patate diventassero l’alimento più comune, se non l’unico, per buona parte della popolazione. Non solo la dieta si basava su un unico ortaggio, ma addirittura sulla sola varietà Lumper.
Fino all’estate del 1845 la stagione sembrava procedere normalmente. Poi, dopo un periodo di piogge e nebbia, sulle foglie di alcune piante cominciarono a comparire delle macchie gialle e brune. La brutta sorpresa arrivò quando le patate furono estratte dal suolo: molte erano marce e metà del raccolto di quell’anno venne perduto. Tra gli stenti, e anche grazie alle patate novelle raccolte all’inizio della stagione, si riuscì ad arrivare alla fine dell’anno. Politici e intellettuali locali proposero misure per contrastare la crisi, tra cui il divieto di esportazione dei cereali e l’aumento delle aree coltivate a patata. Ma non bastò. L’anno successivo la distruzione fu totale.

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I sintomi dell’infezione da peronospora. Fonte Flickr – CC BY-NC-ND 2.0

Le patate iniziavano a marcire prima ancora di essere raccolte, e formavano una poltiglia putrescente quando venivano accumulate nei magazzini. Dalla carestia si passò alla fame, e rapidamente alla diffusione di tifo, dissenteria e colera. All’odore delle patate in decomposizione si aggiungeva quello dei morti il cui numero aumentava di giorno in giorno. Si stima che in questi anni più di un milione di persone persero la vita per la fame o per le malattie legate alla denutrizione. Tra quelli che sopravvissero, circa due milioni cercarono la salvezza emigrando negli Stati Uniti, dove fondarono una comunità che contribuì attivamente allo sviluppo del paese. Oggi, secondo un censimento recente, circa il 12% della popolazione statunitense è di origine irlandese; si tratta di 40 milioni di persone (quasi dieci volte più di quelle che attualmente vivono in Irlanda), quasi tutti discendenti di coloro che sfuggirono alla Great Famine.

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Emigranti irlandesi in partenza dal porto di Liverpool. The Illustrated London News, 1850. Ireland’s Great Hunger Museum Database – CC BY-NC-ND 4.0
La peronospora

Di chi è la colpa di questo tragico episodio della storia europea? L’agente che ha provocato la malattia è la peronospora Phytophthora infestans. È un fungo che infetta le foglie delle patate, ma anche dei pomodori e delle melanzane, dove grazie alle sostanze nutrienti che ruba alla pianta cresce e si riproduce formando piccole spore. Queste possono essere facilmente trasportate dal vento e dall’acqua, così che una giornata di pioggia le farà arrivare fino al terreno e alle radici dove, nel caso delle patate, infetta i tuberi. L’infezione provoca una necrosi dei tessuti che, a causa di ulteriori infezioni batteriche e fungine, marciscono.

È però ingenuo attribuire la responsabilità a un microrganismo che fa semplicemente ciò che ha sempre fatto in natura. Le cause della carestia in Irlanda sono da ricercare nelle dinamiche politiche ed economiche che hanno portato all’instaurarsi di un sistema agricolo e di una dieta basati su un’unica varietà di un’unica specie. Piante identiche tra loro saranno tutte ugualmente suscettibili alle malattie, e l’arrivo di nuovo patogeno è una condanna certa per tutti gli esemplari geneticamente simili. Anche in agricoltura, la biodiversità -detta agrobiodiversità– è l’unica assicurazione contro le epidemie devastanti come quella irlandese o quella più recente della malattia di Panama nelle banane. Quando riusciremo a imparare la lezione?


Fonti e letture:
– Stefano Bocchi, Zolle – Storie di tuberi, graminacee e terre coltivate, Raffaello Cortina Editore, 2015
Great famine, Enciclopædia Britannica
The Impact of the Potato, History Magazine
– Whisson SC, Boevink PC, Wang S, & Birch PR. (2016) The cell biology of late blight disease. Current opinion in microbiology, 127-135. PMID: 27723513

Copertina: Cesto di patate, Vincent van Gogh, 1885. Van Gogh Museum website

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